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Ad ogni età “tonda” — i 30, i 40, i 50 — si finisce inevitabilmente per fare il punto. Io sono arrivata ai 50. Da qualche settimana mi guardo intorno, tra le mie cose; mi guardo allo specchio, dritta negli occhi.

Cara Sonia, la vita ti ha riservato tante sorprese e molte sfide. Alcune ti hanno messa al tappeto, altre ti hanno fatto tremare di paura, ma sei qui: in piedi (o seduta 😉).

Girando tra le mura di casa e nel mio garage, vedo i frammenti delle tante vite vissute in tutti questi anni. È difficile lasciarle andare, ma sento che quel passato inizia a soffocare il presente. Forse liberarsi degli oggetti significa, finalmente, liberare l’anima e far spazio alla nuova me. Siamo legati alle cose perché ci ricordano chi siamo state, ma oggi… siamo ancora quel mobile? Quell’oggetto?

Io credo di no. Non siamo le stesse di ieri e non saremo le stesse domani. Questa è crescita: un’evoluzione continua, un migliorarsi costante. I 50 anni sono il momento giusto per onorare le tante “me” del passato, lasciarle andare e semplicemente essere. Essere ciò che sono oggi: con i capelli sale e pepe, i segni sulla pelle, gli occhiali per vederci meglio e i primi segnali della pre-menopausa. Oggi c’è una consapevolezza nuova.

Mi guardo indietro con tenerezza. Vedo la bambina insicura che ero; vedo la ragazza solare e affamata di indipendenza che a 20 anni prendeva il suo primo appartamento in affitto, sospesa tra la paura di non farcela e la gioia di riuscirci. Ricordo i lavori fatti: baby sitter a 14 anni, operaia in fabbrica a 15 per poche lire l’ora (se accadesse oggi, li arresterebbero!). Poi l’azienda calzaturiera a 16 anni, i primi veri guadagni e quell’auto acquistata tutta da sola a 18 anni.

Si cresce, si sbaglia e si pagano le conseguenze. Ma è grazie a un errore che, per pagarmi una macchina nuova, iniziai un secondo lavoro che avrei amato profondamente: la barista. Tra locali e discoteche ho capito quanto amo stare con le persone. Poi è arrivata la passione per i massaggi e la formazione olistica: un mondo meraviglioso che mi ha cambiata nel profondo.

Ma non sono stata solo lavoro. Ho viaggiato con amiche “pazze” vivendo avventure che ancora oggi mi fanno ridere come allora quando le racconto a mio figlio. Ho conosciuto l’amore: quello che pensi sia per sempre, quello rispettoso che ti fa sentire al sicuro in un abbraccio, e quello passionale, viscerale.

E poi ho conosciuto ciò che credevo fosse amore, ma era violenza, abuso e manipolazione. Quell’esperienza ti resta dentro in modo diverso. Ti cambia. Lascia segni profondi nella mente e nel corpo: gli abusi portano problemi di salute, ti tolgono la fiducia, ti fanno sentire un’estranea a te stessa. Nonostante i percorsi, i libri e il profondo lavoro interiore, so che ciò che si è rotto nell’anima resta rotto.

Ma oggi abbraccio tutte queste parti di me. Le curo, le comprendo. Sono fiera della donna che sono diventata grazie a ogni errore e a ogni bellezza. Sto imparando a lasciare andare chi sono stata e, forse, la sfida più grande è lasciare andare chi avrei voluto essere. Accettarlo non è facile, ma ci lavoro ogni giorno.

Oggi sono qui. E questo mi basta.

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